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In "C'era due volte", rivista del Centro Studi Gianni Rodari, Mario Lodi, in un articolo dal titolo "Libri della paura o del coraggio?" propone una riflessione sulla letteratura per i bambini e i giovani e sostiene la tesi che, di fronte al dilagare dei libri dell'orrore,in cui è continua la rappresentazione del crimine, i bambini hanno bisogno di immaginare un mondo normale, dove gli assassini non siano considerati eroi, e l'eroismo si possa vivere nella vita quotidiana esprimendo i valori dell'altruismo, del rispetto della persona, dell'amicizia e della vita come bene da proteggere. C'è quindi bisogno di libri esemplari, affascinanti, non moralistici, capaci di scuotere le coscienze per reagire alla moda perversa dei racconti di omicidi sulla quale purtroppo puntano troppi editori per scopi soprattutto commerciali. L'autore
invita gli scrittori a dare ai bambini, con le loro opere, il senso
dell'appartenenza a una società in difficile travaglio, nella quale è
però possibile impegnarsi per realizzare un mondo diverso, un futuro
meno drammatico. Non i libri della paura quindi, ma del coraggio, che
aiutino i nostri bambini a usare
fantasia e intelligenza per ripulire il mondo dagli inutili
mostri che oggi li tengono prigionieri della dipendenza. Sul
l'Unità Mario Lodi scrive un articolo sulla Scuola elementare
italiana nel quale mette in evidenza il fatto che vi sono docenti che
studiano, collaborano, sperimentano nelle loro scuole la metodologia che
dovrebbe dare senso concreto alla riforma della scuola nei sette anni
del ciclo. I
capisaldi di tale metodologia sono: a) l'accettazione del bambino come
portatore di cultura in un ambiente sereno e stimolante in cui si sente
protagonista. b) la scuola come comunità educante fondata sui valori
della diversità, della collaborazione e della responsabilità, in modo
da raggiungere insieme al sapere la maturità civica e democratica. Nella
conferenza inaugurale della mostra "La scienza in altalena" a
Concorezzo il 22 ottobre 99 Mario Lodi ha sostenuto che il bambino
impara giocando fin dai primi anni di vita, usando i sensi come
strumenti di raccolta dei dati e la mente per organizzarli. Il
gioco infantile nella tradizione popolare ha lontane origini che
risalgono a volte ai miti arcaici collegati alla storia dell'uomo e al
suo pensiero. Le
teorie degli studiosi considerano il gioco
espressione umana dell'esistere: Huizinga afferma che il gioco è
l'elemento che crea la cultura umana. Per Freud è, come il sogno,
l'espressione o la drammatizzazione di desideri. Introdurre
il gioco nelle diverse forme possibili significa ripensare la scuola più
a misura del bambino, stimolatrice di idee. La
mostra dimostra che ogni giocattolo è fondato su una legge fisica, e
che costruendo giocattoli, o smontandoli per vedere come sono fatti, il
bambino impara elementi della scienza. - Articolo di Paola Casella nel sito www.caffeeuropa.it sulla Mostra l'Arte del Bambino - Intervista di Paola Casella a Mario Lodi su www.caffeeuropa.it |
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